28 Gen, nessun ricatto!

I GC della Toscana aderiscono convintamente allo sciopero e alle manifestazioni della Fiom, indette per il 28 gennaio 2011 - L’attacco di Marchionne non è un semplice attacco ai lavoratori di un complesso industriale da lui amministrato, è un attacco al futuro stesso di milioni di giovani che si troveranno a voler o dover lavorare in Italia. Se la logica del ricatto “diritti inalienabili in cambio di investimenti” verrà avvallata dal passivo assenso della nostra generazione, non consegneremo in mano a Marchionne a agli altri “grandi amministratori” i diritti di migliaia di uomini e donne, che lavorano nel complesso di Mirafiori, ma il nostro stesso futuro.

Viene picconata la Costituzione Italiana sin dai principi su cui si incardina la Repubblica stessa, quella stessa Costituzione che, con lo Statuto dei Lavoratori, ha permesso l'entrata nelle fabbriche del sindacato e con esso della democrazia; oggi, viceversa, si espelle la più grande organizzazione sindacale dei lavoratori metalmeccanici in Italia, ossia la FIOM.

Marchionne, nel suo ruolo di attore politico, disapplica il contratto collettivo nazionale, firmando un nuovo contratto aziendale con sindacati supini e pronti a sedare il conflitto capitale/lavoro presente in Fiat. Si eliminano, in questo modo, i rappresentanti dei lavoratori che non ci stanno al ricatto imposto da Marchionne dato dal paradigma “lavoro sì-diritti no”. Questa realtà, che ci viene presentata senza alternative, sarà da apripista per tutti i comparti lavorativi, permettendo il compimento della controrivoluzione liberista che monta sin dagli anni Ottanta.

Quando le relazioni tra lavoratori subordinati e datori di lavoro si spostano così smodatamente verso la parte più forte a rimetterci sono sopratutto coloro che sul mondo del lavoro vi si devono ancora affacciare: gli studenti. Se già oggi la nostra generazione è schiacciata tra diverse forme di lavoro gratuito sottopagato, se non avremo la garanzia di una pensione degna e diritti lavorativi riconosciuti, se legalmente possiamo essere sfruttati e non troviamo altra collocazione che col lavoro nero, da domani, la situazione peggiorerà ulteriormente e la luce infondo al tunnel sparirà definitivamente.

Anche il lavoro stabile, cadrà nella ricattabilità senza speranze, a cui siamo abituati noi precari senza diritti, riportando paradossalmente i figli ad avere la stessa condizione dei padri, verso un’inarrestabile asta al ribasso.

Non pensiamo di essere esagerati è sotto gli occhi di tutta cosa accade quando ci si approccia al lavoro soli, senza diritti e senza tutele. Estendere questa situazione al più grande gruppo del paese indica chiaramente che non ci saranno altre strade da percorrere per tutti gli altri datori di lavoro.

Lasciare che ciò accada, dopo la straordinaria forza che come generazione abbiamo dimostrato di avere, è stupido e doppiamente colpevole: colpevole perché ben consci di cosa voglia dire sulla nostra pelle quel tipo di trattamento siamo stati zitti, colpevole perché pur avendo la forza per cambiare le cose, non lo abbiamo fatto. Stupido perché porterà a cascata a peggiorare la nostra condizione di vita materiale.

Senza voler scomodare una radicale trasformazione dei rapporti di produzione, ma limitandoci al “buon senso” della tanto citata massaia di Voghera o dell’arcinoto uomo della strada, meno diritti e minori retribuzioni, meno occupati e meno investimenti in ricerca difficilmente permetteranno al mercato interno di ripartire e conseguentemente all’economia, così per come la conosciamo oggi, di ricominciare a girare; ma più probabilmente porteranno ad ulteriori riduzioni della fetta di popolazione che riesce ad ricevere una fetta della ricchezza prodotta. Tremonti, Marchionne, la Gelmini, Bossi con il loro miope sguardo sul paese e sul futuro ci stanno portando nella stessa direzione, a picco verso la distruzione dell’economia, dei diritti e della cultura, della ricerca, dell’innovazione e della diversità.

Alla nostra generazione il compito di fermare questo sfacelo, uniti con i padri per un mondo diverso, migliore, dove i Marchionne i Tremonti e le Gelmini e i Bossi siano solo un triste ricordo di una tragedia nazionale che abbiamo saputo sventare.

“In tutti i paesi civili il diritto di sciopero è considerato soprattutto un mezzo di difesa dell'integrità della personalità umana. Il divieto di sciopero, per qualsiasi categoria di lavoratori, è una mutilazione della personalità, è incompatibile col principio della libertà del cittadino e si riallaccia piuttosto a qu...ello del lavoro forzato, che presuppone una condanna”. Giuseppe Di Vittorio, sindacalista CGIL

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